| In Saecula Saeculorum |
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24/10/2005 UN FRAMMENTO DI REGISTRAZIONE...
- Tra quanto l'intercettazione? - Quattro minuti. - Il trasporto a che distanza è? - Più vicino a loro che a noi. - Armamenti? - A parte il fatto che sono di Venere, sono identiche al nostro modello... - Ossia identiche a questo, così com'era un anno fa? - Si, certo. - risponde Tubb con un sogghigno. - Mandi questo messaggio: "Da parte del Reverendo Nogaret della squadra 451: vi prego di non obbligarci ad azioni che genererebbero dilemmi morali nella nostra coscienza. Allontanatevi rapidamente e in grazia di Dio." - Nessuna risposta - dice il dottore. - Una risposta c'è! - la voce di Sandor dalla gondola - la loro torretta ci sta inquadrando. - Gregor. Khaleb. - Reverendo? - rispondono insieme. - La navetta centrale. Non voglio che la abbattiate, rendetela però inservibile. Dalla nostra nave parte una sequenza di colpi del cannone binato. La mira di Gregor fa si che la navetta di Venere venga colpita ai motori con precisione chirurgica. Contemporaneamente il fuoco del Cherubino impedisce alle altre di capire cosa sta accadendo. Inerme nello spazio, la forza cinetica continua a spostare la navetta colpita ma, non più governata, dopo poco perde la formazione. Le altre due rallentano fino a fermarsi. 16/06/2005 ASIEO di Riccardo Caneba Asieo è una studentessa della Leone X. L'abbiamo già incontrata in qualche altro raccontino. Questa volta volevo vedere qualche altro aspetto del Sistema Solare. Più o meno questo racconto potrebbe essere ambientato negli anni attorno al 2085...
Venne ad aprirmi una ragazza... una bella ragazza dopotutto. Ed io che mi aspettavo che le spaziali fossero tutte muscolose come armadi. Beh, avevo torto. Evidentemente. In fondo io conoscevo le spaziali solo tramite la propaganda. E del resto quante spaziali avevo visto davvero? Si, qualcuna da lontano. Soldatesse per lo più ma mai una scout come questa qui. Sempre che naturalmente fosse davvero parte dell'equipaggio. Ero rimasto in silenzio a pensare tutte queste cose ma le mie riflessioni si interruppero bruscamente per due motivi: il primo era che mi sentii strattonare la manica; il secondo era la ragazza che mi guardava. - Che c'è? - disse. - Ehm... volevo parlare con Janet... - Sono io Janet. - Ecco, mi manda Mario, quello della cafeteria... mi ha detto di chiedere di Janet. Silenzio. Sentir nominare Mario della cafeteria non deve averle fatto una grande impressione. La confidenza che Mario diceva di avere con questa Janet era evidentemente sovrastimata. - Mi chiamo Hal. Silenzio ancora. Di nuovo la manica. Mi volto, e in basso il faccino insolente e delizioso di Asieo mi grida: - Andiamo via!? - Chi sei, bambina? - Sono Asieo. - Questo è tuo padre? - Mh, si. E anche no. Lui è Hal. Ci guarda, la spaziale. O meglio guarda la bambina e poi lentamente guarda me, e nel passaggio le sue labbra passano dal sorriso per Asieo a una sola linea dritta per me. Non le sono simpatico, ma neppure ci tengo. - Ok. Asieo, entra che sennò mi si riempie la nave della puzza dello spazioporto. Asieo ha ancora la mano nella mia. E' una manina, a confronto. Non la mollai... non mi fidavo. La spaziale capì. - Entrate tutti e due. Mario, hai detto? Una volta dentro lei richiuse il portellone, serrandolo. Ci trovavamo in tre in una piccola camera di decompressione. Le pareti erano strette, non si spreca spazio in una astronave. Era già tanto che questa avesse una camera di decompressione. Per fortuna non sono mai stato claustrofobico ma lì dentro si stava male. Essendo ancora allo spazioporto, e cioè in un posto dove l'aria era respirabile, non c'era bisogno di decomprimere. Ma Janet chiuse lo stesso il portello. "Abitudine o sospetto?" mi chiesi. - Beh, venite sul quadrato - Janet disse, e si inoltrò in una porta, abbassando la testa. Era un corridoio lungo tre o quattro metri e largo circa sessanta o ottanta centimetri. La sensazione opprimente non diminuì. Per camminare bisognava stare attenti a due file simmetriche di tubi proprio all'altezza della testa. Janet li schivava senza difficoltà, Asieo ci correva sotto, io... andavo lento. Alla fine del corridoio sbucammo in un ambiente grande, completamente vetrato. Un'altra donna era sdraiata o seduta, ma la poltrona era orizzontale. Con un colpo di reni la sedia basculò e la donna si trovò in piedi di fronte a noi. Non c'era molto spazio libero con quattro persone in piedi lì dentro, anche se una valeva metà perché era una bambina. - Chi è? - disse rivolgendosi a Janet. - Ha accompagnato la bambina - rispose. - Perché l'hai portato a bordo? - E che dovevo fare? Restare a parlare sul molo dove poteva vedere chiunque e chiunque poteva sentire che stavamo contrattando per un passeggero? - Io... - cominciai a dire ma Janet mi interruppe. - Zitto, uomo. Mario è un cretino ma almeno ha avuto l'astuzia di parlare con me prima che con te. - Te lo puoi permettere, il suo biglietto? - mi disse Dora.
Ora qui bisogna che faccia una digressione. Il passeggero era naturalmente Asieo. Per quando mi si sarebbe spezzato il cuore e sarei rimasto nell'ansia di saperla a bordo con queste due. Il fatto è che sulle Scout di classe Dandolo come questa i passeggeri sono ovviamente illegali. Ovviamente perché lo spazio disponibile non c'è. C'è posto solo per due persone. Questo per quanto riguarda il diritto spaziale e le leggi sulle Scout di classe Dandolo. E fosse solo questo! In più su Venere era vietato emigrare. E non faceva differenza che si parlasse di una bambina. E non faceva differenza che non fosse davvero venusiana. Ecco perché m'ero rivolto a quel Mario di cui ho accennato prima, e lui m'aveva spedito alla Jeanne d'Arc o meglio (navi così piccole non hanno nome, anche se questa aveva una vistosa scritta Jeanne d'Arc sul fianco) alla QFB84. E qui avevo parlato con Janet. Perché volessi Asieo lontana da qui... è una cosa lunga. Beh, diciamo che Venere non era proprio il luogo migliore per una bambina. E nemmeno per un adulto, se è per questo. In due parole: la stavo rimandando dalla mamma. Ah, a scanso di equivoci, non sono io suo padre. Almeno credo. Questa nave scout poteva essere una buona possibilità. Forse. Per lo meno poteva portarla agli asteroidi.
- Oh! Dice a te! - era Janet. Io ogni tanto mi distraggo, mi perdo nei miei pensieri. Come quando poco fa davanti al portello... - Allora!? E' successo di nuovo. - Dimmi. Ditemi. - replicai. Non avrei saputo proprio che dire, del resto. Non avevo sentito una parola. - Hal? - era Asieo. - Dimmi, sorellina. Non era mia sorella davvero, naturalmente. Ma come altro avrei dovuto farmi chiamare? Papà? Zio? Nonno? - Hal? Quant'è che mi chiama? - Hal! - Ti ascolto. - Dora ti chiedeva se puoi pagare il viaggio. - Si, certo che si. Dora è il comandante? - No, Janet è la comandante. - intervenne quella di cui non sapevo il nome e che ora potevo associare con "Dora". E continuò: - Dora è il primo ufficiale. Poi c'è una meccanica, che è Janet. E un medico, che è Dora. Poi c'è un'addetta alle telecomunicazioni, e quello lo fanno a turno Janet e Dora e, se l'affare decolla, pure Asieo. E Asieo si occuperà anche dei pasti. - Volete farla lavorare? - Uomini! - disse Dora, e Janet intervenne: - Nessuna sta senza far nulla sulla Jeanne d'Arc. - e aggiunse rapidamente - e comunque i pasti sono in tubetti, non c'è da faticare. Beninteso se ci dai i centomila crediti promessi.
Centomila crediti, tanto avevo promesso. Più o meno un paio d'anni di lavoro, con il mio stipendio alla Waretech. Più un po' di soldi presi in prestito qua e là. Oh, vabbè, ormai l'ho fatto. - Centomila promessi, si. - Dove li hai? - Beh, mica li ho in tasca. Vi faccio un trasferimento... - No, no. Avevamo detto contanti. - Va bene - sospirai. - Ecco. Meglio che
- Domani mattina va bene? Breve sguardo d'intesa tra le due donne. Dora sospirò. Janet annuì nella sua direzione, poi rivolta verso di me disse - La bambina... - Mi chiamo Asieo! - protestò la bambina. - Certo, Asieo, hai ragione - concesse Janet - dicevo: meglio non farla vedere troppo nello spazioporto. Asieo resta qua e tu hai solo un giorno per pag... - Ehi, Hal mi hai mentito. Hai detto che non mi avresti lasciata subito. - Dora? penseresti tu alla bam... alla nostra nuova cuoca? - intervenne Janet.
Salutarla fu straziante. Non potevo neppure mostrare troppa commozione, immaginavo fosse difficile anche per lei.
13/09/2004
Questo è l'inizio dell'adattamento dell'avventura di Lord Dragon giocata al Giocavercelli 2004. L'avventura mi piacque e mi venne l'idea di adattarla alla campagna del 2100 ma c'era qualche problema: il maggiore e' che l'avventura era pensata per tre personaggi e il gruppo invece e' piu' numeroso... cosi' mi e' rimasto questo file con gli appunti. Beh una buona parte tratta solo l'ambientazione... e quindi si puo' riciclare qui :) Dovunque ci siano due parentesi cosi' [...] significa che c'era qualcosa troppo relativo all'avventura e quindi l'ho tagliato... Di Riccardo Caneba (adattato dall'originale di Lord Dragon) Le ragazze di Saint Peter Da lontano, Venere è velato, misterioso e inquietante. Ad una ispezione ravvicinata, le manovre dei suoi abitanti si presentano più o meno allo stesso modo. La differenza è che il precedente è un' opera di Dio, nata per riempire i nostri cuori di meraviglia, mentre il lavoro dell’Uomo è fatto per svuotare i nostri forzieri. - Janus O’Grady, Direttore della Solarpol Premessa Questa avventura è stata giocata come avventura di torneo. In quella occasione erano previsti come personaggi tre ragazze che passavano varie peripezie su Venere. L'ambientazione e la trama però si potevano ben trasportare nella campagna che stiamo portando avanti da un paio d'anni con il gruppo del sabato... […] Durante l'avventura, ambientata nel 2098 ossia cinque anni prima che Nogaret e gli altri vengano assegnati alla squadra 451, i personaggi avranno modo di vedere l'Università Cattolica e probabilmente anche di incontrare alcuni nomi noti ;-) L'avventura: Un po' di ambientazione Venere è il pianeta corporativo per eccellenza. Quando le maggiori corporazioni del pianeta Terra hanno avuto sentore dell’imminente crollo sociale ed economico che si stava prospettando, hanno iniziato segretamente il trasferimento di tutte le loro attività su Venere e la sua terraformazione. Venere in principio era un inferno, una atmosfera irrespirabile densa di acidi, una pressione di 95 atmosfere e un calore di svariate centinaia di gradi. Attualmente le cose vanno un po’ meglio, l’aria è ancora irrespirabile ma non più corrosiva, la pressione sulle alture è un tollerabile 1,5 atmosfere e le temperature vanno dai 200° C intorno all’equatore, fino ai 60° C dei poli. Il sole sorge a Ovest e cala a Est, il giorno venusiano dura 117 giorni terrestri e il ciclo diurno ha una durata di 58 giorni terrestri, ma dato che tuttora tutto il pianeta è avvolto da nubi la differenza di luce e calore viene abbastanza mitigata e le corporazioni utilizzano ancora lo stesso calendario della Terra. Le corporazioni sono riuscite a convivere, creando una serie di una città stato. Il denaro è controllato dalla Banca di Venere, ma le singole corporazioni sono virtualmente indipendenti. Nessuna legge impedisce loro di allontanare i dissidenti nel peggior modo immaginabile e cioè estromettendoli dalle cupole ed esponendoli al clima venusiano (dove non si sopravvive a lungo). Venere è infatti un pianeta inospitale, la temperatura e la pressione non sono certo ancora adatti alla vita. Gli esseri umani lo stanno trasformando ma il percorso è ancora lungo e complicato e probabilmente alcuni pensano che sia meglio così. Le corporazioni più potenti del 21° secolo hanno cercato qui rifugio dalle devastazioni della Terra, hanno creato una società che si confacesse ai loro bisogni e adesso stanno mutando l’essenza stessa del pianeta. Le titaniche arcologie, stati che contengono milioni di abitanti, stanno immobili su piloni alti un paio di centinaia di metri, circondate da pannelli in titanio con la superficie pari a svariati chilometri quadrati per disperdere il calore. Queste enormi strutture sono costruite con un occhio alla funzionalità e un altro alla sicurezza, come tutto su Venere, del resto. Una delle maggiori di queste arcologie è la sede della Banca di Venere. Costruita su piloni alti duecento metri, ha un diametro di oltre quattro chilometri ed è alta più di duemila metri. Ospita circa un milione di persone delle quali alcune, poche, vivono in ottime condizioni mentre la stragrande maggioranza vede la propria vita ruotare attorno alle attività della corporazione senza capirne davvero mai i reali fini. Il credito della Banca di Venere è usato in quasi tutto il sistema solare (sebbene esistano altri tipi di valuta). La BdV in effetti sta affannosamente cercando di imporre il proprio conio cme assoluto. Il suo direttore, Victor Annechai, manovra politicamente le altre Corporazioni per cercare di migliorare la posizione della BdV. […] In tutto ciò la Terra è invece stata lasciata a sé stessa da venti anni circa ormai. Il governo terrestre di è ritirato su uno dei Side che ancora orbitano attorno a quello che una volta era il pianeta azzurro ma, indebolitosi per l'esodo, non è riuscito ad impedire che Luna, Marcurio, Giove… formassero governi indipendenti. Nella confusione dovuta alla rapida diminuzione della popolazione ed all'anarchia politica, solo la Chiesa Cattolica, quella che una volta era la Chiesa di Roma, è riuscita a mantenere una struttura efficiente ed unitaria ed in breve tempo è riuscita a creare una organizzazione forte in grado di essere una guida per l'umanità. In un primo tempo le navi ospedale ed i presidi medici sono stati un valido baluardo per la razza umana, qualcosa cui aggrapparsi per restare vivi. Poi la Chiesa ha iniziato a portare attrezzature e conforto con nuovo alito missionario, arrivando infine a formare una vera e propria organizzazione che comprende anche un braccio armato la cui spinta portante è la fede. Piano piano, con molto ritardo a causa dei minori mezzi e della scarsa tradizione di evangelizzazione, le altre grandi religioni hanno seguito l'esempio della Santa Sede ed hanno cercato di formare organizzazioni simili, per lo più seguendo le orme dei cattolici e sulla loro scia. […] La Santa Sede risiede sul side di nome New Saint Peter. Il Side, che in gran parte riproduce l'architettura del Vaticano e dell'Italia rinascimentale con copie perfette dei maggiori monumenti, è popolato da circa tre milioni di persone. Il potere è un esempio da manuale di oligarchia: il Santo Padre Leone XVII è stato eletto da un collegio di Cardinali che il precedente Papa aveva nominato, in un certo senso assicurandosi così la successione. Il Santo Padre è in effetti non solo il padre spirituale ma anche il detentore del potere politico. Le parole "potere temporale" non sono mai tornate in uso, come un nuovo tabù linguistico, ma sono adatte per pensare alla situazione. Nel Side, una vasta zona è adibita alla Università Cattolica. New Saint Peter è un grande cilindro di metallo in che ruota lentamente attorno al suo asse, abbastanza da garantire una gravità di circa 0.90 g (poco più bassa della gravità terrestre, quindi). All'interno si trovano vaste culture idroponiche, zone residenziali, caserme e alloggi, nonché la ricostruzione di quel monumento che i creatori del side non potevano non riprodurre: la cattedrale di San Pietro in Roma e la grande piazza con il colonnato. Certo, per esigenze di dimensioni (in un side non c'e' mai abbastanza spazio) la piazza risente della curvatura delle pareti esterne del Side, ed il colonnato e' leggermente più piccolo, così come la chiesa. Ma l'effetto ottico di vedere le colonne allineate è stato volutamente mantenuto. Una costruzione a fianco della piazza costituisce gli alloggi privati del Santo Padre, e dietro quella altre costruzioni racchiudono la famosa Biblioteca (rimasta quasi intatta grazie alla cura con cui è stata trasferita dopo l'esodo dalla Terra) e l'universita'. Il suburbio dell'università è come il resto del Side costruito seguendo una archiettura moderno-rinascimentale, in cui portici e pareti che sembrano in pietra si alternano alle grandi vetrate delle zone delle aule e degli alloggi degli studenti. Gli studenti sono migliaia. In effetti questo è uno dei grandi vanti della Chiesa: l'aver mantenuto l'istruzione ad alti livelli anche nella situazione di emergenza dovuta al vivere nello spazio. Ragazzi e ragazze di ogni cultura affollano le grandi sale a gradini, popolano i laboratori, assistono alle dimostrazioni date in classe, sostengono esami, scrivono relazioni e tesi che costituiscono il fronte di avanzamento della cultura. Naturalmente la Chiesa fa l'interesse dell'umanità in questo, ma anche fortemente il proprio. Novello Mecenate, il Papa Leone si assicura in questo modo la prima scelta dei cervelli del sistema solare. Ben pochi studenti al termine del proprio corso di studi non si sentono riconoscenti verso quelle istituzioni che hanno dato loro mezzi e possibilita' di studiare e in questo modo le navi ospedaliere della Croce Solare hanno sempre i migliori medici, le squadre della Chiesa hanno i migliori uomini, i presidi sono gestiti dai migliori comandanti. Tutte persone educate e cresciute sotto la grande ala protettrice della Santa Sede. Due appendici: La Home Defence Force (HDF) Forza di difesa comune, concepita come una difesa civile leggera per proteggere le colonie Venusiane dall'esterno si è lentamente evoluta in un esercito che, appare ovvio ai più, non ha più solo scopi difensivi, e sicuramente non è più leggera (sebbene sia ancora molto distante dalle vette tecnologiche e strategiche Gioviane). Se non fosse in realtà un insieme male aggregato di unità diverse, ognuna in modo più o meno palese sulla basta paga di una particolare Corporazione, inizierebbe forse ad essere un esercito regolare preoccupante. La Banca di Venere (BDV) Definire con esattezza cosa sia la Banca Venusiana è quantomeno complicato. Sicuramente è la più potente istituzione finanziaria nella storia dell’umanità, il risultato di secoli di esperte strategie di investimento e macchinazioni iniziate prima ancora dell'Esodo dalla Terra. Alcuni stimano che i suoi patrimoni siano superiori ai possedimenti di tutta la Federazione Marziana. Per motivi di sicurezza nessuna informazione sulla sua organizzazione interna filtra all’esterno. Da rapporti di sicurezza si suppone che vi siano diversi direttori per i diversi interessi che coinvolgono la banca, e sono parecchi. Ma a chi facciano riferimento e secondo quali modalità rimane un mistero. Si sa, o meglio si suppone se si danno retta a indiscrezioni, che esiste un cerchio interno che è in qualche misura più influente e forse è a capo dell’organizzazione. Scoprirne chi ne sono i membri e che ruolo ricoprano è uno degli obbiettivi dei servizi di sicurezza di tutto il sistema solare, al momento tutti i tentativi risultano ancora infruttuosi. Si sa che la Banca Venusiana possiede anche una propria agenzia di spionaggio, con agenti addestrati e operativi di massimo livello. Gli interessi commerciali sono a dir poco ramificati, la Banca Venusiana ha interessi nelle compagnie commerciali mercuriane, partecipazioni nelle fabbriche marziane e legami commerciali ben radicati con Giove. Inoltre non sono chiari i rapporti con la Chiesa Cattolica. postato da deNogaret |
20:14 | commenti (2)
10/09/2004
DOPO LA MISSIONE DEI 6000 (e nel periodo in cui la 451 è in attesa di arrivare su Marte...) di Riccardo Caneba - Reverendo, permette qualche domanda? L'uomo con il microfono e la divisa giallo chiaro dell'International Geographic si era avvicinato silenziosamente, o forse stava aspettando dietro una porta, e poi aveva lanciato la propria richiesta sperando che l'esca funzionasse. Il Reverendo lo guardò brevemente e sollevò un sopracciglio. Poi, distrattamente come se stesse pensando ad altro, con la freddezza della dichiarazione di comunicazione conclusa disse solo - No. E si allontanò senza guardare, senza accorgersi che da dietro il ragazzo della IG continuava a chiedere - Ma, Reverendo, solo pochi minuti… Aveva appena finito di celebrare per i caduti nella recente missione, e Nogaret non si sentiva affatto bene. Pensare al rapporto per il Comandante gli aveva tenuta impegnata la mente, anche dir messa di fronte alle truppe della Chiesa lo aveva fatto concentrare ma… l'idea che quella messa privata era in realtà stata registrata per essere poi ritrasmessa non gli piaceva affatto. Entrò nella propria cabina. L'isolamento che avrebbe desiderato veniva continuamente interrotto dagli ordini del Vescovo Varley oppure del Vescovo Montoya di apparire qui, tenere un discorso là, presenziare altrove… Quanti minuti avrebbe avuto stavolta per sé stesso? Cinque? Dieci? Si stese. Guardò le immagini che venivano trasmesse ininterrottamente: la navetta della 451, Tubb appoggiato con il gomito alla paratia, un'intervista a Sandor e Gregor, i preparativi per San Patrick su Marte, immagini di laboratori dove medici guardavano cose al microscopio… Aveva già visto quelle stesse immagini almeno altre cinque volte, nei giorni precedenti. Ma ogni tanto compariva qualcosa di nuovo. Come queste inquadrature della ChiRiu, per esempio. L'attenzione di Nogaret divenne più intensa via via che passavano le immagini dell'asteroide dove stava sorgendo la Chiesa Universale… Gachot? Nogaret riconobbe il cespuglio di capelli ricci ed il volto familiare. Durante gli anni dell'università quella persona lo accompagnava ovunque. Ah, un'intervista ad Angel Vallard… bah, interessante. Valerie? C'era anche Valerie? Che cosa stava dicendo… - Si, il Reverendo Nogaret gode della massima stima di tutti ovviamente, qui alla ChiRiu. … - Certo, avremmo piacere che accettasse di tenere una relazione qui, dove stiamo finendo di allestire la sala conferenze apposta per questo tipo di occasioni. … - Dai tempi dell'università è passato molto tempo ma… si, certo che lo conosco personalmente. … - Vede, credo che non ci sia persona più adatta in questo momento per il porporato cardinalizio. Anzi in futuro, in base a come il Creatore vorrà, sarei certamente soddisfatta di vederlo portare la Tiara Papalina. Nogaret annullò le immagini. Agendo su un solo comando spense il video e abbassò le luci. Quelle frasi di Valerie Vallard lo infastidivano. Intanto la scelta delle parole. Porporato, dopo che per anni tra loro porpora aveva un altro significato… significato che ora si è perso ma se Valerie aveva detto porpora non poteva averlo fatto senza intenzione. Inoltre Creatore. E' un nome plausibile, ma era stata la fonte di moltissime discussioni nel gruppo dei quattro. Creatore è un termine neutro, non richiama nessuna religione in particolare, insinua soltanto l'idea che ci sia un solo creatore, al singolare, ma non necessariamente il Dio cristiano. Il "gruppo dei quattro" (Gachot, Streiff, Villiers e lo stesso Nogaret), cui si erano aggiunti Valerie Vallard e suo fratello Angel, già Reverendo all'epoca in cui Nogaret era ancora uno studente, aveva dibattuto a lungo questo argomento arrivando a memorabili scontri intellettuali che gli studenti dell'Università Cattolica di New Saint Peter seguivano con interesse. Alla fine la posizione di Nogaret, più canonica, conservatrice, a parer loro retrograda, prevalse e gli altri, insieme ad uno sparuto gruppo di studenti dissidenti, andarono altrove a fondare la ChiRiu. La Chiesa ufficialmente non approva né osteggia questa iniziativa nata da solo poco più di un anno, semplicemente attende di vedere come la situazione evolve. E nel frattempo accoglie tra le sue fila militanti di altre religioni… Anche la 451, infatti. Kahleb fa parte della squadra già da sei mesi circa. Già ma con lui è diverso. Si tratta di rispetto della sua religione, non di fusione. Qualcuno stava bussando. Lentamente Nogaret si aggiustò il colletto bianco ed aprì la porta. Un cadetto, con le insegne rosse della sicurezza, disse tutto di un fiato - Reverendo Nogaret, Sua Eminenza il Vescovo Varley mi ha mandato a chiederle di scendere subito, Signore. - Come mai? - impassibile rispose il francese. - Non lo so, Signore. Credo ci sia una chiamata interplanetaria, Signore. Sbuffando, il Reverendo uscì e si preparò a seguire il ragazzo. Sapeva benissimo dove doveva recarsi ovviamente ma l'etichetta voleva che fosse l'altro a precederlo. -Ah, Cadetto? - Si, Signore? - Senti… meno "signore" tres bien? D'accord? - Si, Sign… Ehm… Si, d'accord. postato da deNogaret |
18:52 | commenti (2)
09/09/2004 L'ESPERANTO NEL 2104, di Jan Gradaga di Riccardo Caneba Ne e' passato di tempo dal manifesto di Praga. "Noi, membri del movimento mondiale per la promozione della lingua internazionale esperanto, indirizziamo questo manifesto a tutti i governi, a tutte le organizzazioni internazionali e a tutte le persone di buona volontà (...)" scrivevamo. Eppure in questi oltre cento anni noi esperantisti (anoj de la tutmonda movado por la progresigo de Esperanto) abbiamo visto crescere la nostra lingua e poi regredire di nuovo. Jan Gradaga, Elektronika Bulteno de EASL (Esperanto Asocio de Sankta Luiso) januaro 2104
postato da deNogaret |
14:02 | commenti (3)
IL FAMOSO "PING" DEL REVERENDO NOGARET di Riccardo Caneba Ho alle spalle quindici anni di servizio imbarcato. Prima sui trasporti lunari, poi sui cargo interplanetari e adesso, da sei anni, al servizio del Comandante Vladchenko (che tra l'altro e' anche Vescovo o qualcosa del genere ;) ma per me e' il comandante ed e' questo che conta). Graham McBarn, Electrotechnical Vatican Journal, vol. 8 march 2104, pp. 76-77 postato da deNogaret |
13:08 | commenti (4)
21/04/2004
LA 451 VIENE AVVISTATA, MA PER LORO FORTUNA NON SI TRATTAVA DI NESSUNO CHE INTENDESSE ATTACCARLI (dove si parte da un _grande_ autore per poi entrare nella nostra storia… del resto, come non amarlo? si chiama pure come il nostro Vescovo!) di Riccardo Caneba - Rocky, vuoi dare una occhiata qui? - Per te sono il capitano Jones. Ripassa domattina. - Credo che sia importante. Cirocco si stava lavando, aveva il viso totalmente insaponato. Prese una salvietta e si tolse dalla faccia la schiuma verdastra, l'unico tipo di sapone che il riciclatore accettasse. Guardò le due foto che Gaby le porgeva. - Cos'è? - Oh, solo uno stratoplano del ventesimo secolo - Gaby non riuscì a nascondere del tutto l'eccitazione. - Non mi prendi in giro? - Passò lo sguardo da una foto all'altra. - A me sembrano solo macchie nere. Ebbene no, non erano macchie nere. Gaby le passò al comparometro, e indicò col mignolo una zona sulle foto. - E' qui. - Andiamo a dare una occhiata. Ogni scalino era meno faticoso del precedente finchè, giunte al mozzo, si trovarono tutte e due prive di peso. La sala tattica del Ringmaster non era certo spaziosa, ma le due donne trovarono ad attenderle quasi tutto l'equipaggio. Eugene Springfield era chino sugli strumenti. Si voltò per un secondo quando le sentì entrare, e disse solo - Ancora qualche minuto e ve lo mostro per bene… Le gemelle Polo erano, come sempre, abbracciate e galleggiavano al centro attorno al rilevatore olografico. Una luce rossa inondava le loro facce. Bill, più pratico, non guardava lo schermo la stava invece controllando come di routine la serie di spie dello stato del carico. Tutte mostravano il verde del "nessun problema". - Vedi? - disse Gaby, fiera. - Il movimento sembra impercettibile, ma le foto sono state scattate a soli ventitrè minuti di distanza. Gene insorse - Non avresti visto nulla se non fosse stato per me. - Ah si? E chi ha avuto l'idea di usare i rilievi orbitali per controllare le oscillazioni, eh? Gene fece un gesto con la mano, poi aggiunse: - Arrivano sullo schermo. Uno stratoplano vecchio di cento anni apparve sullo schermo principale. - Ingrandisci! - disse Cirocco. - Beh, siamo al massimo. Ti rendi conto a che distanza siamo, si? - Non riesco a leggere quelle scritte… - Te lo dico io - intervenne Bill, rimasto zitto fino a quel momento. - C'è una stella bianca in un cerchio blu, e un logo di strisce bianche e rosse. E' il simbolo della USAAF. Roba di oltre cento anni fa. - Come fai a saperlo? - disse timidamente una delle Polo. "Aprile o Agosto?" si chiese Cirocco. Dopo diciotto mesi di vita in comune, non riusciva ancora a distinguerle. - Mio nonno era pilota - rispose Bill, e tornò alle sue occupazioni, astraendosi da tutto il resto. Fatto sta che un residuo bellico era lì di fronte a loro. Beh, non proprio "lì", per fortuna. - Quanto manca ai Martin? - Cirocco disse. - Pochissimo. - Allora disinteressiamoci di quell'affare, ok? E' chiaro per tutti? - Ma… - E' chiaro per tutti? Cirocco Jones era pur sempre il capitano. Capitano di una nave mercantile, con pochi peli sulla coscienza e disposta ad accettare un viaggio da Mercurio agli asteroidi portando un carico sconosciuto… Certo, aveva nella stiva molte altre cose da consegnare. Per esempio le apparecchiature per i Martin. - Cirocco? - Si? - Ehm… guarda qua. Una navetta della Chiesa! - Invisibili, presto! Bill spense tutto, le due Polo corsero alle loro postazioni, Gene si sbrigò a calcolare una rotta che li portasse ad avere un altro asteroide tra loro e la navetta appena apparsa. Non che avessero motivi immediati per non farsi vedere, ma non si sa mai… - Chi sono? - Aspetta… da questa angolazione non vedo… - Sposta un po' la nave, allora. Nel movimento apparvero le cupole della famiglia Martin. Forse, dire "quel che ne restava" era più corretto. Delle tre cupole solo una era ancora in piedi. Le due maggiori erano sventrate, esplose. C'erano crateri di bombardamento ovunque, moltissimi. Quasi troppi. Dovevano essere stati attaccati da almeno un centinaio di navi… Navi piccolissime, altrimenti avrebbero avuto armi maggiori. Ma chi poteva avercela con quella famiglia di pionieri? Cirocco non conosceva gente più mite dei pionieri, e tra i pionieri i Martin erano ancora più pacifici. Cinque piccole figurette stavano uscendo dalla cupola ancora in piedi. Inequivocabili: erano loro. Il padre George, sua moglie e i tre figli. Stavano salendo sulla navetta della Chiesa. Adesso si poteva esser certi che si trattava della Chiesa: ne era uscita una figura nella classica tuta spaziale della Croce Solare. Una tuta bianca come quella era riconoscibile da lontano. La navetta stava ripartendo… - Gene? - Si, capitano. - Tienici nascosti ancora un po'. - E poi che facciamo, Rocky? Anche Gaby aveva lo sguardo interrogativo. Aveva ancora le foto dello stratoplano in mano, ma adesso tutta l'eccitazione della sua scoperta era passata. Dopo un momento di silenzio, Cirocco disse: - Ce ne andiamo, ovvio. Tanto ormai laggiù non c'è nessuno. Gene, porta la Ringmaster via da qui. E mi raccomando: cautela. Qui ci deve essere una guerra in atto… [l'autore, quello vero, è John Varley J ] postato da deNogaret |
22:43 | commenti (5)
25/03/2004
JUPITER TOWN, UN MOMENTO IMPRECISATO DURANTE IL FEBBRAIO 2104 (dove i nostri eroi non compaiono se non di sfuggita)di Riccardo Caneba (questo raccontino è piuttosto fiacco, ma mi piaceva. Però si parla di Giove e quindi aspetto indicazioni da parte del capo progettista portelloni esterni… (aggiunta del 2 aprile) ok, indicazioni recepite, lo cambio un po’ perchè Rob m’ha detto che il personaggio del padre era piuttosto piatto)
Il ragazzo guardò il pezzetto di carta che stava tenendo davanti agli occhi con con una pinzetta, tenendolo sollevato con delicatezza, con affetto quasi. Eppure c'era un qualcosa di insofferente nei suoi gesti. La porta si aprì, ed il piccolo quadrato di carta sfuggì alle chele della pinzetta e svolazzò soavemente fino al pavimento. Il ragazzo si chinò per raccoglierlo, con un sospiro. - Papà!? E si bloccò. D'improvviso, così a metà della frase. Come se avesse visto qualcosa. Ed in effetti il ragazzo, ora piegato sotto il piano del tavolo, mentre raccoglieva il pezzetto di carta senza mostrare minor cura di prima... L'uomo che era appena entrato non se ne accorse. - Fabrizio, ancora con i francobolli? Hei vuoi sapere cosa ha fatto il tuo papà oggi? ... in effetti il ragazzo, mentre raccoglieva il pezzetto di carta, guardava un punto vago dello spazio. C’era qualcosa, apparentemente all'interno della improvvisata gabbia formata dalla sua stessa sedia, dal ripiano del tavolo e dal pavimento, che attirava la sua attenzione. Apparentemente, perché solo per puro caso il francobollo si trovava proprio nel punto che il ragazzo stava fissando. In quel punto, spazio mentale più che fisico, c'era più di qualcosa. C'era una consapevolezza diversa, una improvvisa stanchezza, qualcosa di mai provato. Se il padre avesse potuto vedere i suoi occhi si sarebbe convinto che quello sguardo stesse attraversando lo spazio. Ma non lo vide. Anzi, si sedette vicino a lui e continuò a parlare. - Insomma oggi abbiamo completato il primo dei nuovi cannoni! Roba grossa. Nessuna risposta. Con calma, l'uomo insisté: - Belli, sai? Delle bestie. Ho saputo che verranno subito usati per la nuova fregata... - Papà... - Vorresti vederli, eh? Dai, domani chiedo a Jenson all'ingresso se ti lascia passare. - No, papà. - Perché no? Su, non penso che dirà di No. In fondo sei un soldatino, ed è giusto che tu veda... Soldatino. Il ragazzo ebbe un fremito nel sentire la parola. Tutti, già certo... tutti i Gioviani sono bravi soldatini. Gli stivali vicino al letto, i gradi ben lucidi, l'uniforme appesa in camera, sempre pronta all'uso. Un mese di addestramento iniziando a dieci anni, e un mese ogni anno. Qualcuno sceglieva direttamente la carriera militare, non moltissimi. I più erano riservisti sempre all'erta. E si continuava, di nuovo un mese all'anno, fino ai cinquantacinque, dove si scendeva a quattro giorni. Ma non si finiva mai. Il "pianeta militare", così era defiito. E a scuola, in mezzo alle altre materie, si studiavano armi, difesa, tattica, gradi... Solo sei gradi: truppa, comandante di squadra (una squadra: venti persone), comandante di plotone (un plotone: cento persone), comandante di compagnia (una compagnia: mille persone), comandante di battaglione, comandante di flotta. Ossia soldato, scelto, sergente, tenente, capitano, colonnello. Sopra al colonnello non si era più davvero soldati ma politici [1]. In fondo Giove era una repubblica. E i soldati guardavano i politici con atteggiamento protettivo e sospettoso. Segretamente li compativano, anche se nessuno l'avrebbe mai ammesso. Solo sei gradi, e mai una promozione che non fosse meritata. Tra pari grado contava l'anzianità, ma non c'era mai stato un grado assegnato senza un rigido criterio meritocratico. Per tutto il resto non servivano altri gradi ma solo diversi incarichi. Era stato l'inganno dei terrestri, dicevano su Giove: moltiplicare i gradi, aumentare i graduati... Il numero di ufficiali era tenuto sotto controllo per evitare che ci fosse mai una sproporzione tra graduati e truppa. Se il soldato davvero valeva, andava avanti. Una democrazia con il pieno appoggio militare. Una oligarchia elettiva. Del resto non s'era mai visto un politico che non fosse stato un militare, prima. L'esercito più snello del mondo, ma anche il più corposo. In un gruppo di soldati gioviani la linea di comando veniva sempre delineata, ben chiara: il più alto in grado identificava tra i propri uomini il proprio secondo. Questo manteneva il proprio grado e le proprie responsabilità ma se, e solo in quel caso, il suo superiore moriva o veniva reso incapace, assumeva il comando (non il grado, ma il comando). E dal secondo ad un terzo, e così via fino all'ultimo soldato, in modo che se anche un battaglione fosse stato decimato in battaglia, i sopravissuti non sarebbero mai stati degli sbandati ma piuttosto ancora una unità militare. Una unità ridotta di numero ma ancora perfettamente sincronizzata nel muoversi all'unisono. Al di fuori di questa rigidità, la vita scorreva normalmente... Il ragazzo, ad esempio, aveva questo piccolo amore per la filatelia, un hobby ormai praticamente scomparso. E forse mal sopportava il verde della divisa, ma non si poteva dire. Non era una cosa da dire, su Giove. Sua sorella, col grado di scelta, lavorava al ministero degli esteri. La loro mamma, anche lei una scelta, si era guadagnata i gradi facendo marciare la sua squadra nelle paludi di Titano, completando la missione quando il loro comandante di squadra era affogato. Qualche volta raccontava quella storia, ma più spesso preferiva non parlarne. Suo padre, mai salito oltre al grado di soldato, era impiegato in una fabbrica di armi pesanti. Era un ingegnere metallurgico e faceva qualcosa a proposito della produzione di cannoni per le navi spaziali... Questo il ragazzo non lo sapeva bene. La metallurgia non lo interessava davvero. Sapeva solo che ne parlava spesso. Come adesso. - ...e dovresti vedere, poi. C'è un'altra linea di produzione, wow. Mai viste bestie così. Quelli del Research & Development qualche volta tirano fuori roba buona. Oh, intendiamoci, è il minimo che devono fare visto che non vanno mai a sporcarsi le manine, ma comunque questa volta hanno creato delle lastre che... - Papà, non mi interessa. L'uomo restò in silenzio. Non si aspettava di venire interrotto. - Ok. Senti allora, vuoi fare un giro? Andiamo a fare una passeggiata come quando venivo a prenderti a scuola, vuoi? - Papà, io… - esitò, poi riprese - ieri ho visto Angel. - Ah - rispose lui, con una piccola smorfia. - Papà, è Angel Voimer. È la figlia del tuo più caro amico. Tu non vai mai a trovarla. - Beh, uno ha tante cose da fare... il lavoro... - L'orfanotrofio è qui vicino. Non ci ho messo più di un’ora a piedi. L'uomo cambiò espressione. - Ma perché sei andato? - Papà, l’hai vista la televisione la settimana scorsa? - Parli di qualcosa in particolare? - C'è stata una messa... L'uomo sbuffò. Ma il ragazzo non parve intimidito e continuò: - c'è stata una messa. Pare che una squadra della Chiesa sia venuta qui a Jupiter Town... - Buoni quelli. Ma perché ti sei interessato alla… Chiesa? L’ultima parola pronunciata quasi con fastidio. Il ragazzo riprese: - La Chiesa protegge l’umanità. - Hehe, retorica, Figliolo! Dai retta a tuo padre: è la gente come quella che ci ha costretto a difenderci. Te ne rendo conto? - C'erano migliaia di persone e, beh... mi è sembrato bello. Da quando Angel è diventata orfana non sei mai andato a trovarla. - Non vedo il nesso. - Angel era tra la folla. Dice che la messa è stata molto bella. - Quante cazzate le avranno messo in testa, quelle suore. - E’ vero che c'è una guerra là fuori? È vero? - Guerra! Una scaramuccia con i pirati, niente che non si possa risolvere da soli. Con questo nuovo modello di cannoni e poi... - Papà! Tu lo sapevi! E anche Ellis non poteva non saperlo. - Lascia stare tua sorella. Senti, hai chiuso gli occhi. Bisogna ce ne parliamo, eh? Magari stasera. E ci facciamo pure un giro, eh? Una cosa padre e figlio. - Sai cos'ha fatto Angel alla fine della messa? Ha mandato una lettera a quei tipi,... e le hanno risposto! - Eccola, la propaganda. Sempre pronti a impicciarsi di tutto e tutti, quelli. Ti rendi conto di dove saremmo se non li tenessimo gentilmente a distanza? Eh? - Angel dice che la cerimonia è stata molto bella... mi ha fatto anche fatto leggere la lettera. - Senti un po’, ti rendi conto che ha solo quattro anni, si? E tu dimostri la stessa intelligenza: l'intelligenza di un bimbo di quattro anni. Che vuoi capire tu? E sbattè con violenza un pugno sul tavolo. - Ho fame – aggiunse l’uomo, e dopo un attimo - senti, ora siamo pieni di soldati papali. Ci hanni invasi capisci? Ci hanno INVASI! Subito, approfittando di una nostra momentanea debolezza... E si alzò, uscendo dalla stanza. Ma il ragazzo gli tenne dietro continuando a parlare. - Momentanea? Papà la tv ha detto che sono quattro anni che la cosa va avanti! Quattro anni! Ecco il perchè di tanti orfani, altro che esplorazione dello spazio! Ne ho parlato in giro, nemmeno i miei amici lo credevano. Perchè non me l'hai mai detto? Perchè Ellis non ne ha parlato? Lei lavora al ministero, impossibile che non sapesse. Tu costruisci armi, impossibile che non lo sapessi. E l'anno scorso, quando sei stato via quattro mesi... - Ero agli addestramenti, lo sai. - e concluse la frase con una specie di smorfia che non aspettava repliche. Passò qualche minuto, poi l'uomo credette di aver chiuso la conversazione definitivamente. Prese la giacca e fece per uscire. - Vado da George, giù al pub. Però ne riparliamo stasera, ok? - e stava per dire qualcos'altro ma il ragazzo disse qualcosa che lo bloccò. - Papà, io non voglio stare qui a fare il soldatino e a contare i denti ai francobolli. Giove è chiuso su se stesso, piegato in due dal dolore. - Tu... tu non sai quello che dici. Dove l'hai sentita questa cosa? Non puoi averlo pensato tu... - Una settimana è un tempo sufficiente per informarsi, papà. - Ma perchè non ne hai parlato prima con me? Io ti avrei mostrato che... - Esatto. Tu mi avresti mostrato. Io invece volevo capire, non volevo che qualcuno mi mostrasse cose, come in una parata militare. - O con la mamma, allora... - Perchè la mamma ne soffrirà. - Di cosa? Ma che cosa vuoi dire? Io ti... - Papà, io ho deciso di arruolarmi. - TU SEI GIÀ ARRUOLATO, PER DIO! TUTTI I GIOVIANI SONO ARRUOLATI. - No... io voglio arruolarmi nella Militia Christi. L'uomo diventò paonazzo e colpì la parete. Il ragazzo si voltò e fuggì di corsa ma il colpo non era destinato a lui, si abbattè invece sulla superficie metallica del muro, quasi lasciando il segno. postato da deNogaret |
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UN FRAMMENTO DI DIALOGO AVVENUTO MOLTI ANNI FA TRA DUE STUDENTI DI NEW SAINT PETER (in cui si parla di Marie de Nogaret prima che si laureasse e, incidentalmente, anche di suo fratello "Gully") di Riccardo Caneba
- Passi troppo tempo con quella ragazza, Louelle. - Chi? - rispose sorpresa - Asieo[1]? - e rise. Marie Nogaret era distesa sul letto, invaso da videolibri e cd. Indossava un abito a fiori, certo diverso dalla divisa che gli studenti di New Saint Peter erano tenuti a portare. Suo fratello, che aveva voltato la sedia dello scrittoio verso il letto e vi si era seduto, disapprovava insilenzio. Lei lo sapeva, ed era un piacevole plus nell'indossarlo. Un libro, un libro vero, di carta, era posato sul pavimento. - Si, non mi sembra che abbia una buona influenza su di te, non trovi? - disse lui mentre raccoglieva il libro da terra e con una delicatezza che si sarebbe potuta dire religiosa (se solo non fosse suonato ironico) lo adagiava sul piano della scrivania. - La verità è che non ti sono simpatici gli italiani - Marie esibiva il più ampio della propria collezione di sorrisetti per prendere in giro i suoi interlocutori. - In effetti… un po'. Beh insomma non hanno nemmeno finito di ricostruire la Basilica! Ma non c'entra. Vedi, quella lì… - Già già, la Basilica - disse lei per troncare il discorso - dove andrà il mio povero fratellino una volta ordinato Fratello[2]? Dì la verità, hai scelto i Cordeliers solo perché il parroco istruttore della tua squadra ti costringeva a pulirti gli stivali! E così dicendo accennò con il mento ai piedi scalzi di lui. I sandali non erano certo strani, dato l'ambiente, ma effettivamente oltre a Marie molti altri gli avevano detto la stessa cosa.. - Senti, non tirarmi ancora fuori questa cosa, Louelle per favore. - Certo, Gully, certo - e gli fece l'occhiolino. Tutti la chiamavano con il suo primo nome: Marie. Soltanto suo fratello usava il suo secondo nome, Louelle. A dire il vero la cosa le faceva piacere, era qualcosa di privato, di personale. Diversamente il nomignolo che gli aveva dato, lui lo odiava. Lo sopportava con molta pazienza, assumendo l'aria più da prete che lei avesse mai visto in chiunque, là dentro. Ma sapeva che non lo sopportava. E lei lo usava per questo, poverino. Certe volte questa tendenza ad essere fastidiosa, talvolta senza nessun motivo e addirittura, come nel caso di suo fratello, compatendolo per essere il bersaglio dei suoi scherzi… talvolta questa tendenza sorprendeva la stessa Marie. Forse non sono proprio adatta a star qui, pensava. E mentre lo pensava guardava i tetti delle ricostruzioni degli edifici terrestri… Dalla sua stanza, piccolo privilegio che le derivava dal fatto d'essere una studentessa del quarto anno, si vedeva la cupola. Ricostruita, ovvio, ma era comunque uno spettacolo maestoso. Che peccato non aver mai visto l'originale. Oggi, con la computer grafica e qualche automa multijob adattato all'architettura, si poteva riprodurre qualsiasi cosa di cui fosse rimasta almeno qualche foto. Ed il side chiamato New Saint Peter ostentava riccamente una singolare collezione di monasteri terrestri. La particolare curvatura delle pareti permetteva, guardando in su, di vedere parte della parete opposta e di avere arte anche per tetto. Qualche volta Marie pensava di non essere adatta a star qui. Qualche volta. Ma solo qualche volta. - Ad ogni modo quella ragazza… - aveva ripreso a dire lui, tenace come suo solito. - Quella ragazza, quella ragazza! Fratellino non sarà che ti piace, eh? - Ma!? - Uomini! Mai ammettere le proprie debolezze, eh fratello? Hei pensa che buffo se lo sa Valerie - e rise. Rise di gusto, Marie. Il fratello era arrossito, e si era anche arrabbiato stavolta. Non avrei dovuto nominarla, pensò Marie, non in questo periodo in cui litigano tutti i giorni a causa delle cose che lui scrive. Cose interessanti, tra l'altro. Cose che io non scriverei mai, ma di cui sono orgogliosa quando qualcuno mi dice "ma è tuo fratello?" Ma è tuo fratello… già, anche Asieo l'aveva chiesto, il giorno che l'aveva conosciuta. Tre anni prima. - Vieni, Guillaime - gli disse, ammiccando alla finestra che dava sull'esterno - vieni a vedere il Creato. E premette un pulsante. Lentamente una paratia metallica si sollevò mostrando lo spazio buio. No, non buio ma punteggiato di stelle. Lo spettacolo era affascinante. - Adoro questa tua stanza che si apre anche sull'esterno - disse lui - non so che darei per poter passare un po' di tempo in un posto come questo. - Lo so! La terra è tramontata e tra qualche minuto la nostra lenta rotazione ci porterà davanti a… guarda, ecco! - disse lei indicando tre stelle quasi in linea retta. - Orione?! - chiese lui. - Si. Il guerriero. Guarda come è fiero di essere lassù a difesa di ciò che ama. - Preferisco altre costellazioni, a dire il vero - disse lui. - Sempre razionale, tu! Guarda quelle tre stelle. Hanno nomi arabi, lo sai. - Alnitak, Alnilam e Mintaka. - Ma allora quel voto più alto del mio lo meritavi, a quanto pare - Per un attimo lei si voltò a sbirciarlo, una pausa quasi impercettibile, poi proseguì - ma non tutte hanno un nome arabo. Guarda le sue spalle… - Betelgeuse? Alpha Orionis, la più bella. - La più bella, fratellino? La più luminosa, questo si, ma la più bella è la sinistra, Gamma Orionis. E di nuovo sbirciò la sua reazione. Apparentemente era rimasto impassibile. Rapito dal firmamento, ma non da Gamma Orionis. Presto però ne sentirai parlare, Gully, presto. E so che se mi basterebbe insistere ancora un po' stasera, perché domani tu passi la giornata in biblioteca per saperne di più. - Io andrò lì, ne sono sempre più convinta. - Mica male! Se arrivi laggiù fatti sentire spesso, prometti - disse lui, sorridendo. - Tu scherzi… ma io andrò lì, in senso figurato. Più presto di quel che credi. - Ma che intendi dire, Louelle? Lei rise di nuovo, una risata appena sforzata. E proseguì: - Sei tu che devi promettere. Promettimi di laurearti, e che quando sarai ordinato sacerdote farai un discorso dei tuoi. Promettilo. Stavolta fu lui a ridere - Discorso? Uhmmm ho già qualche idea. - Abbracciami, fratello - e lo strinse, per evitare che lui vedesse che una lacrima stava per scivolare sulle sue guance. - E adesso, via, via! Vai a dormire, che fra una settimana hai l'esame. E… mi raccomando. Io a Teologie Comparate ho preso il massimo, non mi fare vergognare a prendere meno di me, eh? Lui provò a dire qualcosa ma lei lo bloccò di nuovo - Via, sciò, a dormire. Prima che arrivi alla tua stanza passerà un'altra mezz'ora. E lo accompagnò alla porta. - Bonne nuit - disse lui. - Bonne nuit - ripeté lei - e mi farò sentire… lo prometto. Rimasta sola, tornò a guardare il cielo. Ripensava a quando avevano iniziato, lei e Asieo, a coltivare quel progetto folle di andare ad unirsi a quel gruppo di pazze vestite di rosso. Eretiche, forse, addirittura. Gamma Orionis: Bellatrix. Mai nome le sarebbe sembrato più appropriato per un centinaio di donne in lotta per difendere la Fede e il genere umano. E presto ci sarebbe stata anche lei.
--- [1] Asieo è un piccolo piccolissimo modo di ricordare la mia scrittrice preferita #^__^# [2] Gioco di parole che Marie fa con frère in quanto consenguineo e Frère in quanto Frate (che poi in effetti significano la stessa cosa). Fortunatamente, rende bene anche tradotto in italiano.
postato da deNogaret |
21:03 | commenti (1)
RISPOSTA PER KHALEB Khaleb, non sono certo che l'uomo di Fede possa essere separato dall'uomo, o che si possa parlare all'uno senza parlare anche all'altro. Tuttavia penso che, pur tenendo questo presente, il dialogo sia possibile. Non sarebbe la prima volta che i nostri mondi si incrociano. Con alterne fortune, devo dire. Per esempio quando, circa novecento anni fa, un legato papale impaziente dette il segnale d'attacco, il valore dei regnanti della cristiana Europa non poté nulla contro un esercito di mezzelune. Fu acciaio spagnolo contro lame ricurve ma la disfatta fu totale. Vero è anche che l’acciaio spagnolo trafisse più d’una volta la carne cristiana, a dimostrazione che le beghe della politica fin da allora avevano preso a travalicare le vie della Fede. Tuttavia un uomo, inerme e scalzo, disgustato dai litigi tra quelli che avrebbe dovuto considerare alleati, arrivò fino alla presenza di Malik-el-Kamil, il sultano d'Egitto e Siria, scudo d'Allah e Difensore della fede (della sua, s’intende). Parlarono, e anche se non ci è stato tramandato cosa si siano detti, è Storia che il sultano ne restò tanto colpito da concedergli il transito per visitare il Santo Sepolcro, Nazareth e poi Betlemme ed infine lo lasciò tornare in patria. Quell’uomo era il fondatore del mio ordine, Khaleb. Ha ragione: siamo stati manovrati. Le questioni di Fede sono sottoposte a considerazioni di tipo politico, ed accadrà di nuovo, lo so. La cosa non mi rallegra affatto ma la Storia mi porta a prenderlo come un avvertimento: accadrà di nuovo, e poi di nuovo, occorre conservare di fronte a ciò lo stupore di chi non lo credeva possibile ed indignarci. Indignandoci conserviamo la nostra libertà. Se servirà, potrà in ogni caso contare sul mio aiuto. Spero che il suo "scopo personale" non ci porti a spiacevoli contrasti di opinione. |